L’omosessualità NON è contro natura

Da tempo leggo o sento gente che quando si inizia a parlare di omosessualità inneggia che quest’ultima è CONTRO NATURA.

(http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_23/papa_omosessualita_2a3019dc-f6eb-11df-ba4f-00144f02aabc.shtml , un esempio a caso ). E’ contro natura l’omosessualità, è contro natura essere omosessuali .

Io tramite questo post, voglio chiarire che accusare gli omosessuali di essere contro natura NON HA SENSO. Sono atti contro natura il buttare la spazzatura per terra, non fare la differenziata, e tante altre cose ma avere relazioni e rapporti con individui dello stesso sesso non è contro natura semplicemente perché ad avere questi rapporti/relazioni non sono solo gli esseri umani ma anche gli animali. Quindi, dire che l’omosessualità è contro natura è errato.

E’ stato dimostrato in più di 1500 specie la presenza di interazioni omosessuali. Numero relativamente basso, sì, ma solamente perché gli studi sull’omosessualità riguardano principalmente solo questi ultimi decenni. La questione è molto complessa ovviamente, non bisogna generalizzare, si devono considerare i fattori ambientali, la pressione che c’è all’interno della popolazione che si va a studiare, purtroppo ancora pochissimi studi sono stati fatti visto il retaggio di bigottismo, ma ciò che è certo è che è insopportabile leggere affermazioni che rendono la natura una pedina nel meschino gioco del bigottismo, quindi se volete trovare una giustificazione per teorie assolutamente obsolete, cercatele altrove.

Ecco solo alcuni esempi di animali la cui popolazione in ambiente naturale può avere individui omosessuali.

delfini, le puzzole, gli insetti, gli aracnidi, instaurano rapporti omosessuali.

Gli albatros spesso addirittura non solo instaurano rapporti molto intimi con partner dello stesso sesso, addirittura molte coppie omosessuali -dopo aver avuto rapporti occasionali eterosessuali- allevano cuccioli insieme.

I pinguini, uccelli spesso monogami, possono instaurare una relazione con partner dello stesso sesso con cui possono pure allevare la prole.

Poi ovviamente ci sono i primati, anche loro spessissimo instaurano rapporti omosessuali per svariati motivi, affetto – gerarchia – condivisione.

Ma vediamo adesso cosa è considerata omosessualità, che studi sono stati effettuati e soprattutto quali altri animali la praticano e le ipotesi su quale potrebbe essere il fine evolutivo di questo orientamento sessuale.

Il comportamento omosessuale è stato molto studiato negli ultimi anni, i ricercatori hanno fatto il possibile per spiegare come questo meccanismo possa essere accostato alla teoria dell’evoluzione di Darwin, o se quest’ultima venisse smentita dall’omosessualità.

Per molto tempo il comportamento omosessuale ha interessato scienziati e non, molto spesso sono stati fatti esperimenti e lavori scientifici che hanno sottolineato l’APPARENTE paradosso dell’azione di selezione negli animali non riproduttivi; ma in realtà ben poco si sa riguardo alle conseguenze evolutive di questo comportamento.

Migliaia sono gli esempi di corteggiamenti, legami, rapporti omosessuali, osservati in tantissime specie, inclusi mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, insetti, molluschi e nematodi e comunque tutti i casi osservati sono sottostimati perché molti ricercatori sono influenzati dal loro credo. Un esempio può essere quello dei famosi pinguini di Adelia.

 

George Murray Levick, fu uno scienziato che partecipò alla spedizione Terra Nova (in inglese Terra Nova Expedition) di Robert Scott, conosciuta anche come spedizione antartica britannica 1910 (British Antarctic Expedition 1910) è stata una missione esplorativa finanziata dal Regno Unito diretta verso le regioni antartiche. Qui Levick trascorse un’intera estate artica (tra il 1911 e il 1913 ) dove osservò il comportamento dei famosi pinguini di Adelia. Il gentleman inglese  però, osservò delle bestie a suo dire depravate e rivoltanti, assistette a comportamenti omosessuali, anche di gruppo, necrofilia a accoppiamenti con pulcini.

Tutto ciò che potette osservare in quell’estate venne inserito in un articolo che parlava della vita di questi pinguini, eccetto i comportamenti sessuali, questi ultimi vennero inseriti in un articolo intitolato “La Vita Sessuale dei pinguini di Adelia” scritto in greco affinché lo potessero capire solo le persone istruite e dato solo a scienziati fidati dei salotti inglesi, non venne divulgato, tutt’altro.

Solo da poco tempo, questo opuscolo è stato ritrovato al Museo di Storia Naturale di Tring, in Inghilterra, da Douglas Russelle. Questo è solo un esempio fra tanti, che ci fa capire come mai ancora si sa così poco riguardo all’omosessualità.


E LA TEORIA EVOLUZIONISTICA…?
Da una prospettiva evoluzionistica quindi i comportamenti omosessuali sono un difficile rompicapo che richiede una speciale spiegazione, considerando anche che negli animali non si è riscontrata una “coscienza” di orientamento sessuale di se stessi, cioè in essi manca un’identificazione di sessualità personale.

Dunque perché mai gli animali intraprendono comportamenti omosessuali se questi non portano ad un diretto risultato nella riproduzione? 
Anche distinguendo sesso e riproduzione, gli individui tendono comunque ad attuare sforzi che abbiano valore evoluzionistico, perciò se si ha una scelta si dovrebbe preferire il sesso a valore riproduttivo.

La natura infatti ci mostra come attraverso l’evoluzione le specie hanno mantenuto la discendenza e continuità soprattutto mediante la riproduzione sessuale, quindi in specie a due sessi.

CATEGORIE DELLE INTERAZIONI OMOSESSUALI NEGLI ANIMALI

I comportamenti omosessuali, le preferenze sessuali e l’orientamento sessuale sono concetti distinti fra loro.

I comportamenti omosessuali sono atteggiamenti come la monta, il corteggiamento e l’interazione fra genitali di individui dello stesso sesso. Ma può comprendere anche la condivisione delle cure parentali e il legame affettivo se temporalmente correlate ai precedenti aspetti.

Gli individui esibiscono la preferenza dello stesso sesso scegliendo di impegnarsi in un comportamento omosessuale con individui dello stesso sesso. La preferenza implica che l’animale ha fatto una scelta. Esempi di preferenza dello stesso sesso sono più rari degli esempi dei comportamenti omosessuali.

L’orientamento omosessuale implica un più permanente insieme di comportamenti quali interna predisposizione di desiderare interazioni sessuali con lo stesso sesso; questo è usato per descrivere l’identità sessuale umana, perché è impossibile conoscere cosa l’animale “desidera” noi possiamo solo osservare ciò che fa.

RICERCHE SULL’OMOSESSUALITA’

Le ricerche riguardanti i comportamenti omosessuali si sono concentrate principalmente su due aree.

La prima descrive i meccanismi alla base dei comportamenti sessuali omosessuali, quindi sono stati svolti studi di anatomia comparata, neurologia ed endocrinologia.

La seconda maggiore area di interesse di ricerca è  concentrata  sull’adattamento del comportamento omosessuale. Tende a conciliare l’esistenza di questi ultimi con la teoria dell’evoluzione neo-darwiniana per  risolvere l’apparente paradosso.

Perché esistono i comportamenti omosessuali se l’unico scopo della vita degli esseri viventi è quello di procreare e di trasmettere i propri geni alle generazioni successive?

Le teorie elaborate che riconciliano i comportamenti omosessuali con le teorie di Darwin sono principalmente tre:

  • Il comportamento omosessuale agisce come collante all’interno della popolazione, stabilisce, mantiene e rafforza le relazioni sociali come avviene nelle alleanze tra maschi nei genere di delfini Tursiops.
  • I comportamenti omosessuali forniscono un modo per intensificare o diminuire i conflitti e le aggressioni intrasessuali, come è stato osservato per la mosca dello sterco, Hydromyza livens , per esempio è stato ipotizzato che i maschi montano altri maschi per negare loro l’opportunità di accoppiarsi, con ciò chi monta gli altri maschi ottiene più possibilità di accoppiamento.
  • I rapporti omosessuali possono aiutare i giovani ad imparare e migliorare le tecniche di accoppiamento, corteggiamento e altri comportamenti associati alla riproduzione, per incrementare le possibilità riproduttive eterosessuali nella vita dell’individuo adulto. Questo accade nei fenicotteri rosa che probabilmente traggono beneficio dalle esperienze omosessuali migliorando la loro capacità di acquisizione del territorio.

Andiamo ora ad analizzare qualche caso in particolare che può risultare utile nel chiarire i concetti sopra elencati.

ALBATROS DI LAYSAN (Phoebastria immutabilis )

 

Si tratta di popolazioni con il 59 % di femmine, quindi con un surplus di femmine. Tra il 2004 e il 2007 gli albatros sono stati monitorati nella riserva naturale di Kaena Point, a Oahu, nelle Hawaii , durante tutto il periodo della cova e della nascita. Sono stati fatti anche diversi test del DNA per dimostrare che gli individui studiati non erano imparentati.

Il 31 % delle coppie degli albatros di Laysan in Oahu erano coppie Femmina-Femmina, e tra di esse vi era corteggiamento, pratica dell’allopreening, ovvero del lisciaggio delle piume – che riduce l’aggressività e rafforza il legame tra due individui  – e divisione delle responsabilità parentali.

In queste specie socievoli e monogame, allevare un pulcino con successo richiede la cooperazione di due genitori e sebbene le coppie di femmine non godono dei livelli riproduttivi delle coppie  etero, presentano ugualmente un maggiore vantaggio delle femmine disaccoppiate.

Nel 44% dei casi vi era la presenza di due uova all’inizio, entrambi gli albatros deponevano ma alla fine veniva covato solo un uovo, l’altro o veniva sotterrato all’interno del nido, o ne rotolava fuori quando la coppia si scambia i doveri .

Le analisi sulla maternità hanno rilevato che 3 su 5 delle coppie femmina-femmina che hanno allevato un pulcino in più di un anno, alla fine allevano un pulcino per ogni femmina.

Quasi la metà delle coppie omo sono state insieme per la durata di questo studio (durato 4 anni), parecchie coppie di Kauai sono state insieme almeno per 8 anni, una coppia per 19 anni e tutto ciò indica che il legame omosessuale è una strategia a lungo termine.

Se i legami dello stesso sesso e la genitorialità sono parte di una strategia di allevamento flessibile che le femmine impiegano in risposta delle condizioni dinamiche sociali come la fluttuazione di disponibilità dei sessi, allora le alterazioni nelle strutture sociali e delle interazioni sociali dentro la popolazione possono incidere sulle dinamiche evolutive delle popolazioni.

Un’intrigante possibilità è che i rapporti femmine-femmine accrescono la potenziale fitness  e di conseguenza  si avranno dei vantaggi evolutivi  selettivi negli extra accoppiamenti con i maschi.

Questo succede perché ci sono più femmine disponibili che partecipano a  relazioni extra-coniugali per poi provvedere alla vita genitoriale e alla cura della prole rispetto a quelle che ci sarebbero se tutte le coppie fossero eterosessuali o anche se c’è un eccesso di femmine disaccoppiate.

In più le coppie omosessuali rimuovono l’eccesso femminile dalle popolazioni che potrebbe in altre circostanze portare una pressione per i maschi nelle coppie di sessi opposti ad abbandonare le loro partner.

L’esistenza di coppie lesbiche nella popolazione degli albatros – non considerando la sua genetica, ormonale o cause evolutive- potrebbe di conseguenza avere delle conseguenze evolutive. Tutto ciò dipende comunque dal grado di flessibilità delle femmine e dai fattori della demografia della popolazione che influenzano il comportamento degli accoppiamenti tra femmine.

DELFINI

Una varietà di segnali viene impiegata dagli animali per stabilire, mediare e ampliare i legami sociali.  I comportamenti di contatto affiliativo, comuni fra i primati, sono una classe importante di segnali che possono fornire benefici diretti (ad esempio, la riduzione dello stress) in aggiunta all’ informazione del segnale.

Un esempio di comportamento con contatto affiliativo  è quello delle femmine di tursiopi di Shark Bay, Australia. Durante il contatto in nuoto si verifica che un delfino poggia la sua pinna pettorale contro il fianco di un altro delfino, dietro la sua pinna pettorale e sotto o solo posteriormente alla pinna dorsale, richiedendo ai due individui di nuotare in modo sincrono, a volte per lunghi periodi di tempo. Questo potrebbe servire come segnale di cooperazione tra le femmine, infatti i possibili benefici diretti includono la riduzione dello stress, la locomozione assistita e la riduzione delle molestie maschili.

Tale segnale può verificarsi in qualsiasi contesto in cui è importante per una femmina segnalare a un altro la volontà di stabilire, mantenere o rafforzare il loro legame. Tali comportamenti devono però essere considerati quindi legati alla struttura sociale, di tipo aperto ed esteso dove si riscontrano vari livelli di sovrapposizione di “legami”, ed anche come meccanismo di difesa dai predatori.

Comportamenti di sfregamento si verificano anche fra maschi ma in minor misura e comunque sono più diffusi tra gli esemplari giovani, mentre numerosi sono i casi di petting.

I BONOBO

I Bonobo (Pan paniscus) sono una specie totalmente bisessuale, sia maschi che femmine assumono comportamenti omosessuali, in particolar modo i bonobo sono sempre stati conosciuti per l’omosessualità tra femmine; in più del 60 % di tutti i bonobo avviene tra due o più femmine.

Con una società matriarcale, sono tra le specie con il più alto tasso di omosessualità.

All’inizio degli studi, i  rapporti omosessuali venivano visti come una depravazione caratteristica solo dei bonobo cresciuti in cattività, fu grazie a Frans de Waal , un primatologo tedesco, che queste credenze furono sdoganate. De Wall osservò e filmò i bonobo e alla fine capi che l’attività sessuale, che sia etero o omo, ha un ruolo nel limitare l’aggressività e risolvere conflitti.

Infatti, tramite diversi esperimenti de Waal notò che qualsiasi cosa di interessante veniva data a più di un bonobo nello stesso momento, portava ad un contatto sessuale.

Se per esempio a due bonobo viene data una scatola di cartone, che suscita il loro interesse, loro prima di giocarci si montano a vicenda.

CATTIVITA’ VS. LIBERTA’

Delle 33  specie di primati monitorate, in 13 si ha l’esibizione di comportamenti omosessuali sia in cattività che in libertà,  in 7 specie solo se in ambiente naturale e le restanti 13 specie sono state avvistate in atteggiamenti omosessuali solo in cattività. C’è da sottolineare però che pochissimi studi sono stati fatti per le popolazioni in ambienti naturali; anche quando, è difficile a volte differenziare rapporti etero da rapporti omosessuali, perché spesso i movimenti sono gli stessi (ventro-dorsali).

Altri caratteri che influenzano i comportamenti omosessuali sono:

  • la componente mista dei gruppi. In popolazioni monogame è meno frequente il riscontro dei comportamenti omosessuali che in popolazioni poligame. Lo stress all’interno del gruppo, la mancanza di cibo e il rapporto tra i sessi sbilanciato. Ma si ipotizza anche che un eccesso di androgeni nelle femmine e una deficienza di androgeni negli individui maschi sia una caratteristica degli individui che assumono i comportamenti omosessuali.
  • L’esposizione in ambiente prenatale di ormoni che fanno sì che il cucciolo nasca appunto con un eccesso o un difetto di ormoni o con malformazioni dovute all’induzione sbagliata degli ormoni a cui sono esposti. Per studiare l’ipotesi ormonale prenatale, i primatologi hanno sperimentalmente simulato le condizioni di eccesso ormonale nell’ambiente prenatale trattando una femmina incinta M. mulatta con dosi in eccesso di testosterone, che induce allo pseudoermafroditismo nei loro neonati di sesso femminile. Questi pseudohermaphroditic M. mulatta sono geneticamente femmine che possiedono le ovaie, ma a differenza delle normali femmine essi possiedono anche un pene ben sviluppato, uno scroto vuoto, un ciclo ovarico perturbato e nessun orifizio vaginale.

Naturalmente, nessun singolo fattore può spiegare la vasta varietà di orientamenti sessuali esistenti, negli uomini e nelle donne. “E’ molto probabile che ci sono diverse influenze sulla formazione di un orientamento omosessuale”, ha detto Gerulf Rieger, un ricercatore dell’ orientamento sessuale presso la Cornell University. Egli ha osservato che i fattori ambientali – tra cui il livello di esposizione a certi ormoni nel grembo materno – svolgono anche un ruolo nel plasmare la sessualità maschile.

Ci tengo a dire che no, questa non è la mia opinione personale, sono gli studi e le ricerche scientifiche effettuate in questo campo. Per quanto riguarda me questo post lo scrivo perché sono da sempre convinta che cercare di far luce lì dove nessuno si vuole impelagare per non “urtare” la pseudosenensibilità (bigottismo e idee arretrate) delle persone, scrivere e divulgare articoli con un minimo di cognizione di causa, possa cambiare le cose.

L’articolo lo andrò modificando con il tempo, aggiungendo aneddoti nuovi e quindi arricchendolo di contenuti.

Bibliografia 

Same-sex Behavior and Evolution – Nathan W. Bailey and Marlene Zuk

Successful same-sex pairing in Laysan albatross – Linsday C. Young, Brenda J. Zaun and Eric A. VanderWerf

Homosexual behaviour in animals, an evolutionary perspective – Volker Sommer and Paul Vasey;

Homosexual and heterosexual partner preference in ovariectomized female rats: Effects of testosterone, estradiol and mating experience –  A.Koos Slob, L.W.L. deKlerk e T. Brand

The Hormonal Induction of Homosexual Behavior in the Spayed Female Guinea Pig.- William C., Young, Brewsted A.B., Rundlett

A test of genetic models for the evolutionary maintenance of same-sex sexual behavior – Jessica L. Hoskins, Michael G. Ritchie, Nathan W. Bailey

Evolutionary inevitability of sexual antagonism   – Tim Connallon, Andrew G. Clark

Same-sex sexual behavior in insects and arachnids: prevalence, causes, and consequences- Inon Scharf, Oliver Y. Martin

A Sex-Specific Affiliative Contact Behavior in Indian Ocean; Bottlenose Dolphins, Tursiops sp. – Richard Connor , Janet Mann  & Jana Watson-Capps

The Volume of a Sexually Dimorphic Nucleus in the Ovine Medial Preoptic Area/Anterior Hypothalamus. Varies with Sexual Partner Preference – CHARLES E. ROSELLI, KAY LARKIN, JOHN A. RESKO, JOHN N. STELLFLUG, AND FRED STORMSHAK

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